L’INFERMIERE E IL CONSENSO AL TRATTAMENTO SANITARIO

Dal punto di vista giuridico, l’informazione per quanto concerne l’atto medico e la raccolta

del relativo consenso spetta al Medico, all’Infermiere spetta quella concernente il suo specifico

ambito professionale.

Il Decreto Ministeriale 739/94, che delinea il Profilo professionale dell’Infermiere, prevede

l’erogazione di prestazioni di natura tecnica, relazionale ed educativa; dunque l’informazione al

Paziente per quanto concerne il suo specifico professionale è una prestazione infermieristica.

La natura educativa e relazionale dell’assistenza affermata appunto dal profilo, indica chiaramente

che l’Infermiere ha una competenza informativa autonoma, ovvero, l’assistenza generale

infermieristica, ma svolge anche la funzione di anello di congiunzione tra Paziente e Medico.

Il Codice Deontologico dell’Infermiere, del 1999, all’articolo 4.2 afferma che: “l’Infermiere

ascolta, informa, coinvolge la persona e valuta con la stessa i bisogni assistenziali, anche al fine di

esplicitare il livello di assistenza garantito e consentire all’assistito di esprimere le proprie scelte”, e all’articolo 4.5 afferma che: “l’Infermiere, nell’aiutare e sostenere la persona nelle scelte

terapeutiche, garantisce le informazioni relative al piano di assistenza ed adegua il livello di

comunicazione alla capacità del Paziente di comprendere. Si adopera affinché la persona disponga

di informazioni globali e non solo cliniche e ne riconosce il diritto alla scelta di non essere

informato”.

L’Infermiere, oltre a trasmettere dati e informazioni, spesso si trova a dover fornire

chiarimenti sui vari aspetti del vissuto di malattia su cui il Paziente pone domande. L’operatore,

consapevole della delicatezza di questa informazione e del suo impatto emotivo sul malato, deve

adoperarsi in modo da renderla onesta, veritiera e completa.

Onesta, perché deve essere chiara, basata il più possibile sull’evidenza scientifica; veritiera, perché

deve corrispondere alla realtà; completa, in quanto deve avere per oggetto gli aspetti prettamente

clinici, ma anche gli effetti che la malattia potrà avere sulle attività di vita quotidiana.

Il Comitato Nazionale di Bioetica afferma: “le informazioni relative al programma

diagnostico e terapeutico dovranno essere veritiere e complete ma limitate a quegli elementi che

cultura e condizione psicologica del Paziente sono in grado di recepire e accettare, evitando

esasperate precisazioni di dati che interessano gli aspetti scientifici del trattamento”.

 

 

Va dunque evitato l’accanimento informativo: promuovere l’autodeterminazione della

persona non significa darle tutte le informazioni possibili e tutte assieme, il professionista deve

calibrare la trasmissione dei messaggi partendo dalla percezione delle aspettative, dei bisogni e della volontà della persona, in merito alla quantità di informazioni che essa vuole ricevere.

Le linee guida del Dipartimento di Sanità affermano: “si dovrebbe notare che la firma sul

modulo di consenso non è fine a se stessa. L’elemento più importante della procedura di consenso è il dover assicurarsi che i pazienti capiscano la natura e l’obiettivo del trattamento proposto. Laddove al Paziente non sia stata data un’informazione adeguata il consenso non può mai essere stato ottenuto a dispetto della firma sul modulo”.

Quindi, il modulo di consenso è una registrazione del trattamento rispetto al quale il Paziente si è

detto d’accordo, ed è responsabilità dell’Infermiere tanto quanto del Medico assicurarsi che il

consenso sia effettivamente informato. L’Infermiere può anche decidere di non cooperare ad un

procedimento, se è convinto che la decisione con cui si acconsente ad esso non è veramente

informata.

L’Infermiere, potrà anche essere chiamato a presenziare quale testimone alla procedura informativa

ed alla raccolta da parte del Medico del consenso informato. Anche in questa ipotesi la responsabilità della procedura rimane al Medico, il quale risponderà di eventuali omissioni a riguardo.

E’ importante, però, che l’Infermiere non avvalori con la sua presenza procedure informative

scorrette.

Ancora oggi accade che gli infermieri riferiscono il profondo disagio che provano di fronte al malato che chiede informazioni quando ancora l’èquipe sanitaria non si è confrontata.

L’Infermiere passa sicuramente più tempo con il malato di quanto faccia il Medico, ed è intuibile che spesso si trovi a dover rispondere a quesiti che non sempre sono di sua competenza.

E’ importante quindi che vi sia una reale collaborazione tra tutti i membri dello staff, e che le

decisioni sulle modalità di informare il Paziente vengano prese nell’ambito dell’èquipe in via

preventiva, al fine di evitare situazioni nelle quali l’Infermiere non è in grado di affrontare le richieste del malato.

Infatti la comunicazione, specie quella professionale, si fonda sulla competenza specifica, vale a dire che si può comunicare solo quello che si conosce.

Sulla base di tale principio, la comunicazione in merito a trattamenti diagnostici e terapeutici non è di interesse infermieristico, mentre lo è la comunicazione in merito a particolari situazioni di disagio del malato inerenti la sua situazione di malattia.

L’Infermiere non può vicariare il Medico quando l’informazione non è stata data, ma, per

la sua professionalità, ha sicuramente un ruolo nel favorire il passaggio delle informazioni e nel dare supporto emotivo al Paziente.

L’operatore instaura con la persona una relazione d’aiuto, in cui rassicura l’Utente, lo aiuta

a far chiarezza fra le sue idee, verificando che quanto detto dal Medico sia stato effettivamente

compreso.

Spesso, infatti, è proprio all’Infermiere che l’Utente confida le sue perplessità, quindi egli diventa un portavoce e può farsi da tramite per ulteriori e più approfonditi colloqui fra Medico e Paziente.

L’instaurarsi di un buon rapporto, tra Operatore Sanitario e Paziente, è dato dalla qualità

dell’informazione che deve essere garantita nel rispetto dello specifico professionale. Solo così

l’informazione diventa fonte di rassicurazione per il malato e crea le condizioni affinché egli collabori al raggiungimento dell’obiettivo salute.