L’artrite reumatoide è l’infiammazione delle articolazioni a carattere autoimmune che può presentarsi anche con manifestazioni sistemiche.

La malattia ha carattere cronico con andamento ciclico cioè con delle fasi di acutizzazioni e delle fasi di relativo benessere di assestamento; può sovrapporsi ad altre patologie e la diagnosi può anche non essere semplice. La diagnosi è clinica e basata sulla presenta di almeno 7 criteri diagnostici.

I criteri diagnostici sono:

La rigidità mattutina delle articolazioni (che poi durante la giornata passa);

dolore in almeno un’articolazione;

tumefazione in almeno un’articolazione o due, che possono essere simmetriche (entrambi i polsi, ginocchia, gomiti);

una istopatologia sinoviale;

la positività del fattore reumatoide, noduli sottocutanei;

istopatologia sinoviale positiva;

istopatologia dei noduli reumatoidi positiva.

Artrite Reumatoide

I segni clinici

Il segno clinico più diffuso è il dolore. Le sedi della localizzazione del dolore sono le articolazioni delle ginocchia, polsi, gomiti, caviglie, spalle, interfalangee prossimali (IFP), metacarpo falangee (MCF), metatarso falangee (MTF). Le articolazioni sacro iliache e dell’anca, di solito sono meno colpite dall’artrite reumatoide.

I pazienti però stanno male in maniera generalizzata (non solo il doloretto); hanno un calo ponderale, la febbricola, malessere generale, possono avere insufficienza renale, tachicardia, e anche una serie di manifestazioni oculari come la congiuntivite, l’uveite. Per fare una diagnosi più certa, si può anche prelevare un nodulo reumatoide che è un granuloma cutaneo. Ci possono essere anche versamenti pleurici e noduli polmonari. Può anche provocare un interessamento vascolare comportando delle ulcere croniche in assenza di altre cause.

 

Per quanto riguarda l’approccio diagnostico, nell’anamnesi si ricerca la familiarità per connettiviti dato che è una malattia autoimmune.

Esami ematochimici

Per quanto riguarda gli esami, ci sono gli esami di primo livello che comprendono l’emocromo,la VES, il fattore reumatoide, gli anticorpi IgM e IgG, la CPK, le transaminasi. Per quanto riguarda quelli di secondo livello, troviamo gli anticorpi anti nucleo.

Esami di anatomia patologica

Biopsie dei noduli e delle sinovie

Gli esami strumentali

Radiologia delle articolazioni colpite e del torace, eco addome e ecocardiogramma

ATTENZIONE!!! LE INFORMAZIONI PRESENTI IN QUESTA PAGINA NON SOSTITUISCONO IL PARERE DEL MEDICO. GENTILE LETTORE/LETTRICE, I MEDICI HANNO LE COMPETENZE E LE CONOSCENZE NECESSARIE PER LA PRESCRIZIONE DI FARMACI; NON SI IMPROVVISI MEDICO SOLO PER AVER LETTO QUESTA PAGINA. LE INFORMAZIONI CHE SEGUONO NON DEVONO ESSERE INTERPRETATE COME PARERE MEDICO.

Terapia

La terapia è basata sul riposo, sulla fisiokinesiterapia e sull’uso di FANS come l’acido acetilsalicilico, il diclofenac, l’ibuprofene.

Questi farmaci vanno associati a farmaci di fondo che combattono e bloccano i meccanismi immunologici di formazione della reazione infiammatoria. Per cui i sali di oro, penicillamina, immunosoppressori, i farmaci biologici. Di solito il malato di artrite reumatoide, prende un farmaco di fondo e un FANS.

L’infermiere nella gestione del paziente con artrite reumatoide

Le figure intorno al malato di artrite reumatoide sono: l’infermiere, il medico di famiglia, lo specialista reumatologo, l’ortopedico, il podologo, il fisioterapista, il terapista occupazionale e lo psicologo. Tutte queste figure lavorano in maniera sinergica tra di loro creando un vero e proprio team dove ognuno ha il proprio ruolo e competenze uniche nel genere professionale con al centro il paziente con i suoi bisogni.

Negli ultimi anni in ambito reumatologico, si sono attivati in diverse località italiane (Milano, Pisa, Jesi ed altri centri) corsi di formazione in Reumatologia rivolti agli infermieri, i professionisti della salute. Lo scopo di questi corsi è approfondire i compiti infermieristici che sono l’accoglienza, la gestione dei dati, lo svolgimento delle procedure amministrative, la pianificazione dell’assistenza, la gestione degli eventi avversi, la partecipazione a studi clinici e il consueling ospedaliero.

Inoltre l’infermiere effettua il monitoraggio del paziente in modo da avere un quadro aggiornato dei parametri vitali, l’aderenza al trattamento farmacologico, attraverso gli indici di flogosi e l’esame delle articolazioni dolenti e tumefatte l’andamento e l’attività della malattia, la qualità della vita con la somministrazione di questionari sul dolore e appunto sulla qualità della vita, la patient education ovvero l’educazione del paziente a gestire le terapie complesse e a conoscere al meglio la propria patologia.