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L’assistenza è un’arte; e se deve essere realizzata come un’arte, richiede una devozione totale ed una dura preparazione, come per qualunque opera di pittore o scultore; con la differenza che non si ha a che fare con una tela o un gelido marmo, ma con il corpo umano il tempio dello spirito di Dio. È una delle Belle Arti. Anzi, la più bella delle Arti Belle.

— Florence Nightingale
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Troppi zuccheri mandano in “tilt” il cervello

Troppi zuccheri mandano in “tilt” il cervello
Il troppo storpia, anche che si tratta di gustosissimi e invitanti dolciumi. Questo secondo uno studio condotto presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, pubblicato sulla nota rivista Cell Reports.
Una dieta ricca di zucchero, oltre ad aumentare il rischio di tumore, manda in “tilt” il cervello fermando la riproduzione delle cellule staminali dell’ippocampo, una porzione del cervello, il centro nervoso dei ricordi. Le cellule staminali dell’ippocampo sono fondamentali per il mantenimento delle funzioni cerebrali, e se sono poche o funzionano male contribuiscono al declino cognitivo nell’anziano.

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Lo studio
Lo studio condotto dai ricercatori, guidato da Giovanni Pani e Claudio Grassi, mostra che un eccesso di glucosio nel cervello compromette la funzione di tali cellule, riducendo la loro capacità di riprodursi. Pani spiega che:“Abbiano inizialmente esaminato cosa avviene in provetta quando le cellule staminali neurali sono esposte a un eccesso di zucchero. Questa condizione impedisce alle staminali di autorinnovarsi. In sostanza un eccesso di zucchero brucia le riserve cellulari che servono al cervello per produrre nuovi neuroni. Quindi, temiamo che chi consuma troppo zucchero presenti una minore rigenerazione neurale con un conseguente impatto negativo sulle sue performance cognitive”.
Ed è stato in seguito di un ulteriore esperimento sui topolini, tenuti a dieta ipocalorica (e ipoglucidica) per 4 settimane, che i ricercatori hanno avuto conferma della teoria che troppi zuccheri mandano in tilt il cervello. Infatti le loro cellule staminali si sono moltiplicate più efficacemente.

Quindi troppi zuccheri, cibo spazzatura, dolci, bibite zuccherose e simili, deteriorano le performance cognitive.

Siamo avvisati.

La sindrome della vibrazione fantasma

La sindrome della vibrazione fantasma

Vi è mai capitato di avvertire la vibrazione del cellulare in tasca, per poi controllare e scoprire che nel telefono non compare nessuna notifica? Questa viene definita “sindrome della vibrazione fantasma“.  Secondo uno studio del Georgia Institute of Technology, pubblicato sulla rivista Computers in Human Behaviour, questa sindrome colpisce circa 9 persone su 10 negli Stati Uniti d’America.

Vibrazione fantasma
Vibrazione fantasma

Ma perchè accade questo?

I ricercatori hanno due opinioni in merito. Loro spiegano che probabilmente dipenda dal fatto che il cervello è fortemente influenzato dalla tecnologia oppure perchè è l’effetto di una forma di ansia. Infatti secondo gli scienziati, alla base di questo fenomeno c’è la convinzione da parte del nostro cervello che il telefono in tasca venga considerato, come gli occhiali, un prolungamento del corpo e per questo ci si dimentica di averlo in tasca.

Come si manifesta?

Questa sindrome si manifesta con frequenti spasmi muscolari. Secondo l’autore dello studio, Rober Rosenberger, “si percepiscono e scambiano come vibrazioni del cellulare quelli che in realtà sono i piccoli e frequenti spasmi muscolari”. Poi spiega ancora che “È sorprendente quante persone ne soffrano”. In effetti, secondo lo studio condotto da alcuni studenti universitari in America, circa il 90% dei giovani provano le vibrazioni fantasma. Conclude Rosenberg, “tutti questi tipi di tecnologie finiscono per rendere nervose e irritabili le persone per il fatto di dover rispondere a messaggi e ad e-mail”.

Ma secondo i ricercatori, questo fenomeno non è necessariamente preoccupante. Secondo Rosenberg, “se l’utilizzatore dichiara di non essere preoccupato dalla sensazione, le allucinazioni da vibrazione del telefono non sembrano essere un problema. Il trattamento di questa condizione – suggerisce l’esperto – dovrebbe prevedere un intervento sulla relazione del singolo utente con il telefono”. 

Ci sono rimedi?

Forse cambiare di tanto in tanto il posto in cui si mette il telefonino, anche dalla tasca destra alla sinistra, per evitare associazioni al cervello, può aiutare. E poi, qualora fosse possibile, più relax. Il relax non fa mai male.

Mini Quiz sulla farmacoresistenza

Mini Quiz sulla farmacoresistenza. Quanto ne sappiamo sulla farmacoresistenza e sulle conseguenze di un abuso o uso scorretto di antibiotici? Conosciamo gli effetti del cosiddetto fenomeno “antibiotico-resistenza”? Usiamo i farmaci nella maniera adeguata? Conosco i vari e probabili pericoli che celano dietro ad ogni pasto? Utilizzo la profilassi corretta che diminuisce la possibilità di dover ricorrere sempre all’uso degli antibiotici?
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L’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha pensato bene di rispondere a tutte le perplessità che possono essere presenti su questa tematica, con un semplice test di 6 domande che orienta le persone sulla conoscenza del fenomeno di antibiotico-resistenza, probabilmente la più grande minaccia del ventunesimo secolo.

Clicca su avvia il quiz per iniziare il test.

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L'antibiotico resistenza: quanto ne so in merito?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha creato questo simpatico e breve quiz sulla resistenza che alcuni patogeni hanno sugli antibiotici. Non potevo non proporvelo.
Il Test ha solo 6 domande le quali ognuna ha una sola risposta esatta. Il punteggio di ogni risposta corretta è 1 e ne consegue che il punteggio finale massimo è di 6 punti totali.
Buon divertimento!

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Tumore al polmone: un esame ematochimico ti dice se sei a rischio

Tumore al polmone: un esame ematochimico ti dice se sei a rischio. Questa tecnica consentirebbe di anticipare di molto la diagnosi.

Può un semplice esame ematochimico dirti se sei a rischio di insorgenza tumorale a livello polmonare? A quanto pare si, almeno a quanto è emerso da l’Istituto europeo di oncologia con a capo Umberto Veronesi. È un accertamento utile ai fumatori e soprattutto ai forti fumatori che hanno più di 50 anni. E a quanto pare, questo esame ha una grande valenza clinica quasi paragonabile ad una TAC spirale. L’Istituto europeo di oncologia (IEO) di Umberto Veronesi pubblicherà sul prossimo numero del Journal of the national cancer insitute uno studio basato sul test del miRNA (micro RNA) che potrebbe rivoluzionare i tempi di diagnosi, e dunque la cura, di uno dei tumori considerati “big killer”. C’è da aggiungere, come nota positiva, che è un accertamento non molto costoso e di conseguenza grazie al basso costo ottimo per le attività di screening.

La ricerca è made in Italy, nello specifico di un team dell’IEO guidato dal direttore della Medicina molecolare, Pier Paolo Di Fiore che grazie alla loro esperienza in materia sono riusciti a condurre lo studio e a conseguire il brillante risultato. “Sappiamo che spesso il cancro porta ad alterazioni dei miRNA, che sono frammenti di materiale genetico, presenti nei liquidi biologici. Abbiamo pensato allora di studiarlo per la diagnosi precoce, analizzando la loro presenza nel sangue di 1.115 forti fumatori o ex fumatori, arruolati nel nostro studio Cosmos (Continuous Observation of Smoking Subjects). Così abbiamo scoperto che i miRNA presentano una certa ‘firma molecolare’ se è in corso un processo tumorale iniziale nel polmone. Abbiamo così dimostrato che il test dei miRNA è dirimente, cioè se è positivo, vale a dire è presente la ‘firma’, il fumatore deve sottoporsi a tac a basse dosi; se invece è negativo non deve fare ulteriori accertamenti, fino al prelievo successivo”.

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In breve la sopracitata “firma” è stata trovata solo nelle 48 persone che si sono ammalate di cancro al polmone. I prelievi per il test del sangue possono essere fatti ovunque sul territorio e le analisi svolte in centri specializzati. La tecnica usata per gli esami, spiega Fabrizio Bianchi, responsabile del laboratorio genomica e bioinformatica, è diffusa in molti ospedali. Puntare sulla diagnosi precoce è fondamentale per abbassare la mortalità per tumore e anche per evitare tutta una serie di trattamenti, chirurgici e farmacologici, ai pazienti, ha aggiunto Di Fiore.

“Va sottolineato – dice il professor Lorenzo Spaggiari, direttore del programma polmone dell’Ieo – che l’unico esame per la diagnosi precoce del tumore polmonare in grado di ridurre la mortalità rimane la tac a basse dosi, come ha dimostrato il più ampio studio al mondo sull’anticipazione diagnostica del tumore del polmone, effettuato negli Stati Uniti dal National Cancer Institute nel 2011. Tuttavia uno screening su larga scala con questo tipo di TAC sarebbe molto costoso e nessun sistema sanitario potrebbe permetterselo. Oggi eseguiamo 10mila tac per trovare 100 tumori. Con il miRNA per trovare lo stesso numero di cancri ne eseguiremo 3.108, proprio perché i pazienti saranno selezionati. E’ una svolta: finisce l’era della tac e nasce quella dei marker biologici”.

Anche l’Istituto nazionale tumori di Milano, hanno spiegato all’Ieo, ha avviato una ricerca simile, però sul plasma e non sul siero, come quella illustrata oggi. “I due lavori possono essere integrati per ottimizzare il test”, ha detto Di Fiore.

Ma il miglior modo per ridurre quanto più possibile a zero la possibilità di insorgenza di tumore al polmone rimane sempre non iniziare a fumare o quantomeno smettere subito. Ricordiamo sempre che IL FUMO NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE DI CHI FUMA E DI CHI STA ACCANTO A CHI FUMA (genitori, mogli, figli, amici…).
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LEUCEMIA LINFATICA CRONICA: Quali approcci terapeutici?

LEUCEMIA LINFATICA CRONICA: Quali approcci terapeutici?

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La leucemia linfatica cronica (LLC) è una neoplasia del sistema linfatico dovuta a un accumulo di linfociti nel sangue, nel midollo osseo e negli organi linfatici (linfonodi e milza).
In più della metà dei casi viene diagnosticata per caso, nel corso di un esame del sangue per altra ragione, oppure perché il paziente nota un linfonodo ingrossato a livello del collo, delle ascelle o dell’inguine.
I linfociti sono cellule del sistema immunitario che sorvegliano l’organismo e attivano le difese nei confronti di microorganismi o cellule tumorali. Si distinguono in B o T in base al tipo di risposta che sono in grado di attivare: nel caso dei linfociti B vengono prodotti anticorpi contro gli agenti patogeni, mentre i linfociti T attivano a loro volta altre cellule capaci di distruggere gli agenti patogeni.
La LLC rappresenta la forma più frequente di leucemia della popolazione adulta dei Paesi occidentali, con un’incidenza stimata pari a 2-6 nuovi casi all’anno su 100.000 abitanti.
Le metodologie terapeutiche a disposizione sono varie e evolvono rapidamente, dalla chemioterapia, all’immunoterapia, fino al trapianto di cellule staminali. La speranza più grande, però, arriva dai nuovi farmaci detti “small molecole”, che legandosi a specifici recettori interferiscono direttamente con la duplicazione della cellula. Si tratta prevalentemente di farmaci per via orale, impiegati in trial clinici che stanno dando dei buoni risultati.

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La parola all’ematologo Marco Montillo:

Avere dei farmaci più mirati che riducono gli effetti collaterali è un passo in avanti significativo. E’ importante visto che il 43% dei pazienti con leucemia linfatica cronica è al di sopra dei 65 anni e che in futuro questa quota è destinata ad aumentare con il progressivo invecchiamento della popolazione.
Oggi ci attestiamo su una terapia di combinazione che è diventata un riferimento in molti campi oncologici e che associa immunoterapia e chemioterapici.
Ma l’orizzonte verso cui ci muoviamo è quello di un trattamento libero da chemioterapia e dalla tossicità associata. La tendenza sarà quella di utilizzare anticorpi monoclonali in combinazione con le piccole molecole. Non è escluso, poi, che negli anni a venire si possano sviluppare nuovi protocolli di cura fondati sull’associazione esclusiva di differenti piccole molecole, associate insieme per interferire in due punti differenti, dello stesso percorso di trasmissione del segnale di replicazione. Il tutto per massimizzare l’efficacia e ridurre gli effetti collaterali.

Tratto da: Il Giornale di Niguarda

Colesterolo alto, cibi da assumere e da evitare

 

Colesterolo alto, cibi da assumere e da evitare

Il colesterolo è un composto organico della famiglia dei lipidi steroidei, molto importante per il nostro organismo in quanto è uno dei componenti delle membrane cellulari, è un precursore degli ormoni maschili e femminili, della vitamina D e dei sali biliari. Tuttavia, quando la sua quantità in circolo nel sangue diventa eccessiva, si corrono gravi rischi cardiovascolari, in quanto la sua presenza rende meno fluido l’afflusso del sangue e facilita la formazione di placche arterosclerotiche.

LDL e HDL

Quando si parla di colesterolo alto, si intende la quantità di colesterolo cattivo LDL, che va distinto da quello buono, detto HDL. Il rapporto ottimale tra colesterolo LDL e HDL, è fissato per gli uomini a 1 e per le donne a 1.47. E se spesso il colesterolo cattivo (LDL), aumenta a causa di eccessi alimentari, è vero al contrario che può essere riportato entro le soglie di sicurezza con una dieta adeguata.

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Quali sono i cibi che abbassano il colesterolo?

Chi ne soffre deve mangiare molti cereali, legumi e vegetali in quanto riducono l’assorbimento deI colesterolo nell’intestino. In particolare, è bene orientarsi su verdure e cereali ricche di fibre come pane, pasta e riso integrali, ma anche farro, avena e orzo, e mangiare legumi dalle 2 alle 4 volte a settimana. È molto importante poi riuscire a consumare due o tre porzioni di vegetali al giorno, e due di frutta.

Molto indicato anche il pesce due o tre volte a settimana da preparare alla griglia, al cartoccio o al vapore, mentre sono da evitare le fritture, molluschi e crostacei.

Inoltre puntate molto su un olio extravergine di oliva di alta qualità, in quanto è fatto a base di grassi polinsaturi o monoinsaturi. Da tenere alla larga burro, lardo e strutto, in quanto preparati con grassi saturi di origine animale che di solito sono i maggiori responsabili dell’aumento del colesterolo cattivo.

Quali sono i cibi che deve evitare chi soffre di ipercolesterolemia? 

Per abbassare il colesterolo alto è importante ridurre molto il consumo di salumi, formaggi grassi e uova, in quanto contengono grassi saturi di origine animale.

Meglio lasciare da parte per un po’ anche il latte intero, panna, e formaggi grassi (mascarpone, pecorino, provolone stagionato).

Un capitolo a parte sono poi i grassi contenuti per conservare a lungo prodotti come merendine, brioche e creme spalmabili.

E infine bisogna tenere lontani prodotti come crackers, grissini e snack assortiti, perché spesso sono prodotti con oli vegetali idrogenati. Acquistateli solo se prodotti con olio d’oliva extravergine.

Puoi approfondire l’argomento cliccando qui.

Virus AIDS, un enzima rimuove le cellule infette

Virus AIDS, un enzima rimuove le cellule infette

Un gruppo di ricercatori statunitensi ha trovato il modo per isolare l’infezione dal DNA

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Finalmente una buona notizia che l’umanità aspetta da decenni. A quanto pare, una delle malattie che ha terrorizzato miliardi persone, si percorrono sempre più passi in avanti verso il debellamento di una delle malattie più temute e conosciute nel Mondo.

La ricerca alla cura per il virus HIV, noto anche come AIDS, pare quindi esser giunta a un punto importante: un gruppo di ricercatori della Temple University (USA) ha superato con successo un test di rimozione dell’infezione da un gruppo di cellule. Ma come è stato possibile poggiare la prima pietra per un processo che potrebbe portare all’eliminazione totale del virus letale?

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L’ESPERIMENTO – Il test di laboratorio ha avuto successo grazie a un enzima specifico che ha “scovato e ritagliato” per intero le sequenze di DNA destinate alla replicazione del virus, isolandole dall’organismo e saldando le due estremità della stringa dello stesso DNA interessata dall’azione della molecola speciale. Il tutto è avvenuto con successo e senza intoppi, alimentando l’ottimismo generale per la rimozione totale dell’infezione.

LE PAROLE DEI RICERCATORI – Questa è la prova che ci stiamo muovendo nella direzione giusta – ha dichiarato il dottore Kamel Khalili, tra gli autori della ricerca – e presto vorremmo riuscire a rimuovere ogni singola ripetizione genetica del virus dai pazienti”. Continuando nella ricerca, l’impressione è che ce la si possa fare!

 

(CinqueQuotidiano)

La pigrizia il vero killer della vita moderna

E’ la pigrizia il vero killer della vita moderna. La sedentarieta’ uccide infatti 2 volte piu’ dell’obesita’, secondo uno studio che ha coinvolto quasi 335 mila europei per 12 anni. La ricerca, condotta dall’universita’ inglese di Cambridge, è pubblicata sull”American Journal of Clinical Nutrition e calcola che nel Vecchio continente si registrano ogni anno 676 mila decessi legati all’inattivita’ fisica, contro i 337 mila correlati ai chili di troppo.

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La buona notizia è che una semplice camminata puo’ salvare la vita: se ogni persona dedicasse 20 minuti al giorno a una passeggiata veloce, i benefici sarebbero sostanziali, assicurano gli studiosi. Eliminando la sedentarieta’ la mortalita’ in Europa si ridurrebbe del 7,5%, stimano, contro un -3,6% che si otterrebbe cancellando l’obesita’.

I ricercatori guidati dal norvegese Ulf Ekelund – una sorta di testimonial della nuova moda del ‘fitness vichingo’, appassionato di sci di fondo e sportivo al punto da dedicare almeno 5 ore a settimana a un vigoroso esercizio fisico – hanno seguito 334.161 europei per 12 anni, monitorando annualmente livelli di esercizio fisico, girovita e decessi. “Il massimo del rischio di morte precoce e’ stato registrato nella categoria degli inattivi – riassume lo scienziato alla Bbc – e il dato vale per tutti: persone normopeso, sovrappeso, obese”. Come a dire che nemmeno i magri, se ‘pantofolai’, devono sentirsi al sicuro.

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Obesita’ e inattivita’ fisica vanno spesso di pari passo, osservano gli studiosi. Le malattie associate sono piu’ o meno le stesse, per lo piu’ di tipo cardiovascolare. E benche’ il diabete di tipo 2 sia piu’ comune fra gli obesi che tra i pigri, in generale la vita sedentaria sembra ancora piu’ pericolosa del peso in eccesso. “Ma non si tratta di scegliere l’una o l’altra: vanno combattute entrambe”, ammonisce Ekelund. Basta poco, garantisce. Anche chi non puo’ imitare le sue performance scandinave puo’ farcela: “In una giornata di 24 ore – ragiona il ricercatore – trovare 20 minuti per svolgere un’attivita’ fisica come una camminata a passo veloce dovrebbe essere possibile per la maggior parte delle persone. Magari andando al lavoro o tornando a casa a piedi, camminando in pausa pranzo oppure di sera, invece di guardare la tv”.

(adnkrons)

Hai l’influenza? Devi dormire

“Hai l’influenza? Devi dormire!“ Chi l’avrebbe mai detto che con il rimedio della nonna, dormire tanto per curare l’influenza, avremmo riscontrato una solida base scientifica? È stata scoperta la proteina, individuata per ora nel cervello dei topi, che migliora il potere di guarigione garantito dal sonno. La conferma della correttezza del ‘rimedio’ è stata pubblicata sulle riviste Brain, Behavior, and Immunity.

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La scoperta potrebbe portare allo sviluppo di innovativi farmaci per combattere l’influenza in modo completamente nuovo. A far luce sul segreto nascosto dietro questa semplicissima ‘cura’ è la scoperta del meccanismo d’azione di una molecola prodotta dal cervello chiamata Acpb. Questa proteina innescherebbe, durante il sonno, una catena di azioni antinfiammatorie che combatterebbero i sintomi dall’influenza, favorendo il processo di guarigione. I ricercatori, dell’Università di Washington guidato da James Krueger, sono arrivati a questo risultato analizzando il decorso dell’influenza provocata dal virus H1N1 su due gruppi di topi, uno ‘sano’ e l’altro privato geneticamente della proteina Acpb. I topi normali hanno mostrato le tipiche risposte e dormito molto, mentre quelli privi di questa molecola hanno dormito meno dei topi normali, sviluppato sintomi più gravi e una mortalità più elevata. La scoperta potrebbe quindi portare allo sviluppo di una nuova generazione di farmaci, sotto forma di spray nasali, a base di Acpb per aiutare l’organismo a combattere influenza.

La nonna ha sempre ragione e i suoi rimedi sono quasi sempre infallibili.

Pillola dei 5 giorni dopo, nella Ue senza ricetta

Niente più prescrizione medica per la pillola dei 5 giorni dopo. È arrivata infatti la delibera della Commissione europea che, a seguito del parere del comitato tecnico dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema) del 21 novembre, cancella l’obbligo di ricetta per ottenere il farmaco per la contraccezione d’emergenza. Ma in Italia si rischia il caos: il nostro Paese è ancora oggi l’unico in Ue che richiede anche un test di gravidanza per ottenere la prescrizione medica. Spiega Alberto Aiuto, amministratore delegato della filiale italiana di Hra Pharma, aziende produttrice della pillola (ulipristal acetato): «Un anno fa l’azienda aveva inoltrato all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) una richiesta per l’abolizione del test di gravidanza obbligatorio per ottenere la prescrizione del medicinale, presentando gli stessi dati sulla base dei quali l’ente regolatorio europeo ha poi decretato l’abolizione dell’obbligo di ricetta e la cancellazione della controindicazione ‘gravidanza’ nel foglietto illustrativo».

contraccettiviA quanto si apprende, ad aprile scorso la Commissione tecnico-scientifica dell’Aifa, pur prendendo atto della validità scientifica dei dati presentati, ha ritenuto necessario richiedere un parere in merito al ministero della Salute. Sei mesi, nessuna notizia in materia e a quanto risulta al Consiglio superiore di sanità, organo consultivo del ministero, non sarebbe nemmeno arrivata una richiesta di parere.