Iperglicemia: IL DIABETE

Una iperglicemia a digiuno è quasi sempre indice di diabete, un valore di 130 mg/dl o più di glucosio nel sangue è sufficiente per una diagnosi praticamente sicura

La standardizzazione internazionale divide la malattia diabetica in due tipi principali: diabete tipo I e tipo II. Il diabete mellito tipo I colpisce prevalentemente i soggetti sotto i 20 anni d’età ed è caratterizzato da insulinodipendenza, poiché è causato da insufficiente secrezione insulinica, e presenta chetoacidosi (formazione eccessiva di chetoacidi con abbassamento del pH ematico). Gli individui che presentano un diabete di tipo II non hanno alcuna correlazione tra livelli glicemici ed insulinemici, vale a dire che ad alte concentrazioni glicemiche circolanti corrispondono sproporzionati livelli insulinemici. E’ un diabete non insulinodipendente e colpisce gli individui dopo i 40 anni d’età, e gli obesi. I sintomi clinici del diabete sono schematicamente i seguenti:

astenia, polifagia, polidipsia, poliuria, dimagrimento, prurito, dermatosi, facilità alle infezioni.

Allorché la glicemia supera i 160-180 mg/dl (soglia renale), il glucosio passa nelle urine trascinandosi dietro acqua (poliuria) e sali provocando uno squilibrio ed una deplezione idrosalina intra ed extracellulare. Alla poliuria consegue un stato di disidratazione che determina un senso di sete, uno dei primi sintomi, e che costringe il paziente ad ingerire 2-3 litri di acqua al giorno (polidipsia). La mancata utilizzazione del glucosio è, inoltre, causa di un accentuato senso di fame (polifagia). Per i propri bisogni energetici, l’organismo deve così ricorrere alle riserve di grassi ed al catabolismo proteico. Sia la lipolisi dei trigliceridi del tessuto adiposo che l’utilizzazione degli aminoacidi incrementano la produzione di acetil-CoA che tende ad accumularsi perché le sue principali vie metaboliche sono ostacolate dalla diminuita disponibilità di glucosio. Una grande aliquota di acetato attivo viene quindi condensata nel fegato ad acido acetacetico da cui vengono fuori, assieme ad altre sostanze, i corpi chetonici, composti a reazione acida e tossici specie per le cellule del SNC. Ne consegue uno stato di acidosi che sfocia nel coma.