RISPOSTE AL CALDO

Il corpo perde calore durante l’esposizione al caldo o nel corso dell’esercizio fisico per mezzo di due meccanismi fondamentali: a) vasodilatazione cutanea e conseguente aumento del flusso di sangue alla cute e b) produzione di sudore. Lo smaltimento del calore dal corpo dipende dalla differenza di temperatura (gradiente termico) fra l’ambiente e la superficie cutanea. Ovviamente se l’ambiente circostante ha una temperatura maggiore di quella della cute il corpo acquista calore. Un fattore che condiziona la perdita di calore è l’umidità: se essa è elevata crea una sorta di barriera alla perdita di calore per l’evaporazione del sudore. Infatti, l’eveporazione è legata alla differenza di pressione del vapore acqueo dell’aria e del sudore che bagna la superficie del corpo. Se l’aria è secca ed è mossa da correnti che facilitano l’evaporazione del sudore, una persona sana può sopportare per diverse ore temperature dell’aria anche superiori a 60° C. Quando, invece, l’aria contiene oltre il 90 % di umidità oppure il corpo è immerso in acqua, la temperatura corporea aumenta per temperature ambientali superiori a 35° C, in condizioni di riposo, o anche solo di 30-32° C se la persona è impegnata in un lavoro fisico.

La difficoltà a smaltire il calore in ambiente caldo-umido

Quindi in ambiente caldo-umido si ha difficoltà a smaltire il calore e la temperatura corporea aumenta. Per contrastare questo aumento i sistemi di smaltimento del calore sono sottoposti ad un grande lavoro. Questo si manifesta soprattutto con un aumento della frequenza cardiaca, che può essere anche molto importante, per permettere un maggior afflusso di sangue alla cute e il rifornimento di acqua alle ghiandole sudoripare. In queste condizioni la temperatura del corpo raggiunge facilmente i 38.5° C; oltre questo valore la prestazione fisica inizia a calare e iniziano a comparire i disturbi da calore. Inoltre la profusa sudorazione determina una notevole perdita di liquidi corporei (vedi riquadro) causando una disidratazione che aumenta la predisposizione ai disturbi da calore. Infatti la disidratazione determina una diminuzione del sangue circolante (con peggioramento quindi degli scambi di calore fra cute e ambiente esterno) e, alla fine, anche diminuzione o addirittura cessazione della sudorazione compromettendo il raffreddamento per evaporazione.

 

I disturbi da calore 

I disturbi da calore possono essere classificati in ordine crescente di gravità. Fra i disturbi da calore sono da ricordare:

  • a) la sincope da calore
  • b) l’esaurimento da calore
  • c) il colpo di calore che rappresenta l’evenienza medica di maggiore gravità spesso con pericolo di vita incombente.

Tutti questi disturbi sono caratterizzati dalla permanenza prolungata e dalla attività fisica in ambiente caldo, dalla perdità elevata di acqua e sali minerali e dall’ipertermia (che è l’aumento della temperatura interma del corpo). Quando la temperatura corporea sale oltre i 41.5 – 42° C iniziano a essere danneggiati diversi tessuti e possono comparire piccole emorragie cerebrali con distruzione di cellule nervose. In questi casi i danni al fegato e ai reni possono essere anche letali per la comparsa di una insufficienza di questi organi che spesso si manifesta dopo parecchi giorni.