RISPOSTE AL FREDDO

Gran parte degli studi sulla risposta fisiologica al freddo sono stati effettuati durante l’immersione in acqua. Infatti l’acqua ha una conducibilità termica, a parità di temperatura, che è circa 25 volte superiore a quella dell’aria. Quindi, per esempio, rimanere fermi immersi in acqua di mare può provocare dei brividi per la grande efficacia dei fenomeni convettivi.

Una persona a riposo che si trova esposta al freddo ha differenti risposte riflesse (cioè involontarie) per contrastare gli effetti della bassa temperatura ambientale. Esse sono:

  1. a) la vasocostrizione cutanea per conservare il calore interno del corpo
  2. b) l’aumento della secrezione di adrenalina per aumentare il metabolismo corporeo e quindi la produzione di calore
  3. c) il brivido, che è una forma di lavoro muscolare involontario per aumentare la produzione di calore. In realtà, il brivido non così efficace come l’esercizio e riesce ad aumentare il calore prodotto solo di 2 o 3 volte rispetto alle condizioni di riposo (durante l’esercizio intenso, come già ricordato, può aumentare di oltre 15 volte)
  4. d) la piloerezione (la “pelle d’oca”), che, per gli esseri umani è insignificante nella produzione di calore e rappresenta solo un’eredità dei nostri antenati.

Esposizione al freddo dei bambini

I bambini hanno minore tolleranza al freddo degli adulti e può capitare con una certa frequenza di osservare, in piscina, dei bambini con brividi di freddo. Ciò dipende dal fatto che i bambini (e più in generale le persone di piccola taglia) hanno un elevato rapporto fra area della superficie corporea (da cui dipende lo smaltimento del calore) e massa corporea (da cui dipende la produzione). Il fenomeno è più evidente nei bambini magri. Comunque i bambini compensano meglio degli adulti con una maggiore capacità di aumentare il metabolismo e con una vasocostrizione periferica più marcata (che in alcuni distretti può determinare fenomeni di cianosi come le “labbra blu”.

Grasso corporeo, età e risposte al freddo

Il tessuto adiposo rappresenta il più importante termoisolante naturale e quindi la percentuale di grasso corporeo influenza molto la risposta al freddo. Quindi le persone magre soffrono il freddo maggiormente di chi ha un pannicolo adiposo florido. Quindi la risposta fisiologica al freddo è molto variabile da persona a persona. Di solito temperature dell’acqua comprese fra 26 e 30° C sono adeguate per l’esercizio fisico in acqua per la maggior parte delle persone. E’ importante ricordare anche che gli anziani tollerano il freddo in modo peggiore rispetto ai giovani. Ciò, forse, per una risposta ormonale di adattamento al freddo meno efficace.

Perché è importante coprirsi la testa al freddo

La superficie della testa è di circa 0.12 metri quadri e corrisponde a circa l’otto per cento della intera superficie corporea. Tuttavia, ad una temperatura ambientale di 0° C può essere dissipato dalla testa oltre il 30 % del calore totale prodotto dall’organismo. E’ quindi importante proteggere la testa in ambienti freddi.

Raffreddamento da vento

Anche nel caso di esposizione al freddo, come per il caldo, la sola temperatura ambientale non definisce in modo adeguato al condizione termica e i possibili effetti sull’organismo. Il meccanismo che condiziona maggiormente la termodispersione è quello convettivo. Esso dipende dalla esposizione alle correnti d’aria e la velocità del vento, aumentando il meccanismo convettivo, determina una dispersione termica proporzionale alla velocità stessa. Nella tabella sono riportate le temperature equivalenti in assenza di vento e per velocità del vento sino a 60 km/h. Come si può notare dalla tabella essere esposti a un vento di 60 km/h (come succede per esempio andando in moto o sciando) a una temperatura di 5 ° C corrisponde a essere esposti a una temperatura ambientale inferiore a oltre meno 10° C. Questo, ovviamente, è di grande importanza per le parti scoperte del corpo.

Assideramento (ipotermia, congelamento)

L’esposizione protratta al freddo puo determinare una condizione di ipotermia. Si parla di ipotermia quando la temperatura del nucleo corporeo scende sotto i 35° C. I sintomi si fanno sempre più gravi sino ai limiti della sopravvivenza per temperature corporee di 27-24° C. L’abuso di alcolici e di psicofarmaci può aumentare il rischio di ipotermia Il congelamento si verifica per temperature della superficie della cute inferiori a -2° C. Per congelare le parti esposte del corpo è necessaria una temperatura equivalente di almeno –30° C. Dalla tabella precedente si vede che il rischio di congelamento per le parti nude inizia già a una temperatura ambientale di –5° C se esposti a un vento di 60 km/h oppure a –10° C con un vento di 30 km/h. Segni premonitori di congelamento sono l’insensibilità (di solito alle dita) o il bruciore intenso (naso, orecchie).