Dopo aver contratto il virus dell’HIV, molte persone sviluppano sintomi generali simili ad una sindrome influenzale. In genere si tratta di febbre, mal di testa, dolori muscolari ed articolari, mal di stomaco, linfonodi ingrossati, e/o eruzioni cutanee. Questi sintomi parainfluenzali possono durare una o due settimane, quindi scompaiono. Alcune persone sono tuttavia del tutto asintomatiche (non mostrano alcun sintomo). La risposta immunitaria al virus da parte dell’organismo è lenta. Ci vogliono fino a sei mesi affinché l’organismo assicuri una produzione di anticorpi anti-HIV tale da poter essere sicuramente rivelata dai test diagnostici per l’HIV. A questo stadio, una persona risulterà sieropositiva in seguito ad un’analisi del sangue. Tuttavia, la persona sieropositiva può trasmettere il virus ad altre persone anche durante l’intero“periodo finestra”, quando gli anticorpi anti-HIV non possono essere ancora rivelati nel sangue. Nonostante un esiguo numero di persone sieropositive possa rimanere in salute per dieci anni o più, l’HIV causa danni al sistema immunitario in tempi inferiori nella maggior parte delle persone. Il grado di danno al sistema immunitario di una persona viene misurato attraverso la conta delle cellule CD4 presenti nel sangue. Queste cellule, chiamate linfociti “T-helper”, sono molto importanti per la funzione del sistema immunitario. La conta dei linfociti CD4 in una persona sana è tra le 500 e le 1500 cellule per ogni microlitro (µl) di sangue.

Mi sembra superfluo sottolineare, ma lo farò lo stesso, che i sintomi da soli non costituiscono diagnosi da affezione da HIV e che questa ci si può arrivare solo con un prelievo venoso e quindi con un esame ematochimico.